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mercoledì 29 febbraio 2012

Presentazione de “Il fiore meraviglioso“ + Video e dibattito sulle rivolte greche Bergamo it


SABATO 3 MARZO 2012 _DALLA PARTE GIUSTA!
c/o Underground spazio anarchico

Ore 18.00 - Presentazione de “Il fiore meraviglioso“
Testimonianze orali degli ultimi partigiani, canti di lotta e video in cinque volumi, a cura del Circolo Culturale Anpi di Ispra (VA).

Il progetto “Il fiore meraviglioso” nasce dall’incontro tra il Circolo Culturale Anpi di Ispra, la ciurma di canto popolare dei Friser, i gruppi editoriali Altre Latitudini e La torre degli arabeschi, e l’associazione Suoni Sonori Onlus.
Così, dal 25 aprile 2007, ogni anno, in occasione del 25 aprile esce un libro-cd di racconti orali degli ultimi partigiani viventi intorno al Lago Maggiore e di canti popolari a vario titolo “resistenti”.
Per restituire un’identità politica critica ad un territorio troppo noto quale culla del partito padano imperante e far rivivere dei canti emozionanti quanto necessari a ridare spirito a quanti, in questo buio periodo della nostra storia, decidono di non abbassare la testa e la tapparella ma di fare, ancora una volta, “resistenza”.

Ore 20.00
Cena di autofinanziamento

Ore 21.30

Proiezione del filmato “La rivolta – Grecia dicembre ’08”
Riguardo la rivolta nata in seguito all'omicidio di Alexandros Andréas Grigoropoulos, un giovane studente di 15 anni, da parte di un poliziotto durante un pattugliamento notturno nel quartiere universitario di Exarchia ad Atene.

A seguire dibattito con un compagno greco sulle rivolte del 2008 e su quelle attuali, dovute alla condizione socioeconomica di “austerity” dettate da Bce, Fmi e Comunità Europea e per un cambiamento effettivo di questa società.
Solidali col popolo greco contro la dittatura del capitalismo.

sabato 14 gennaio 2012

Anarchia e alcool (illustrazioni sfuse ad alta risoluzione)


Poichè abbiamo ricevuto apprezzamenti per le illustrazioni dell’ultimo opuscolo “Anarchia e alcool” del collettivo Crimethinc. abbiamo deciso di mettere a disposizione le singole immagini sfuse ad alta risoluzione in un unico file pdf, in modo di facilitare la vita a quelli/quelle che vogliono appropriarsene per propositi idealistici o anche solo per abbellire le etichette dei propri liquori autoprodotti…


CLICCA SOTTO PER IL DOWNLOAD

anarchia e alcool (immagini singole) – graficanera – NO COPYRIGHT
http://graficanera.noblogs.org/files/2012/01/anarchia-e-alcool-immagini-singole-graficanera-NO-COPYRIGHT.pdf

Continue reading Anarchia e alcool (illustrazioni sfuse ad alta risoluzione)
http://graficanera.noblogs.org/post/2012/01/11/anarchia-e-alcool-illustrazioni-sfuse-ad-alta-risoluzione/#more-567


http://graficanera.noblogs.org/

martedì 27 dicembre 2011

Cronaca di un ballo mascherato Giorgio Cesarano, Piero Coppo, Joe Fallisi (1974)


--Cronaca di un ballo mascherato
http://issuu.com/faber74/docs/cronaca_di_un_ballo_mascherato?mode=a_p

AA.VV. - Anti-psichiatria: modeste proposte di armamento per la guerra psichica diffusa (a cura del Kalashnikov Collective Headquarter)


In questi asfissianti tempi regressivi/repressivi abbiamo sempre più bisogno di efficienti integratori alimentari per i nostri intelletti, a cui le istituzioni sembrano voler fornire solo nutrimenti avvelenati e ottenebranti. Per venire incontro a questa elementare esigenza il Kalashnikov Collective Headquarter ha deciso di fornire ai suoi lettori un kit essenziale (benchè inevitabilmente arbitrario) che funga da ausilio per approcciarsi alla realtà contemporanea da un punto di vista inusuale e radicale: quello (anti)psichiatrico. Selezionando sei brevi e fulminanti saggi appartenenti alla tradizione della critica alla psichiatria vogliamo mettere a disposizione anche del lettore che non sia uso alle meticolose ricerche bibliografiche un'arma teorica maneggevole quanto beneficamente micidiale: ponendoci sulla scia di uno dei filoni teorici più anticonformisti e sofisticati del novecento.
Si parte provocatoriamente con un saggio dello statunitense Thomas Szasz (“La psichiatria a chi giova?” 1975), l'eretico per eccellenza del pensiero psichiatrico, autore di classici spregiudicati ed incendiari quali “Il mito della malattia mentale” e “I manipolatori della pazzia”: il testo parte da un tema drammatico e ancora attuale (l'elettroshock) per muoversi nella direzione di una radicale de-patologizzazione della follia e di ogni comportamento deviante. Per chi volesse una destabilizzante disamina storica della genesi dei concetti di “follia” e di “malattia mentale” presentiamo la rara e preziosa trascrizione di una conferenza tenuta a Tokyo (“La società e la follia” 1970) da uno dei massimi pensatori del novecento, punto di riferimento imprescindibile dei movimenti di critica alla psichiatria: Michel Foucault.
Segue “La soluzione finale”, articolo del 1967 di Franco Basaglia, grande psichiatra e implacabile intellettuale libertario, nonchè esponente di maggior spicco del movimento antipsichiatrico italiano (ma lui avrebbe preferito chiamarlo anti-istituzionale), in cui è depositata una straordinaria e attualissima critica della discriminazione della follia e di quella razzista e sessista in generale. Lo completano, dello stesso Basaglia, “Lettera da New York. Il malato artificiale” (1969) e “La maggioranza deviante” (scritto con Franca Ongaro e costituente l'introduzione dell'omonimo classico del 1971) riflessioni sofisticatissime e incredibilmente profetiche e tempestive sul disseminarsi invasivo della psichiatria e dei suoi orizzonti diagnostici nel sociale.
Conclude l'esplosiva suite un intervento (“L'invasione patologica” 2003) da doversi alla penna di Leonardo Montecchi, studioso il quale, attraverso uno spregiudicato esame del “disturbo da deficit di attenzione”, ci ragguaglia sinistramente proprio sulla pervasività che il discutibile concetto di malattia mentale, oggi letto in chiave neuro-scientifica e non più psico-sociale, sta guadagnando sempre più nel nostro quotidiano individuale, aprendo gli orizzonti ad una psichiatrizzazione capillare della società, che fino a pochi anni fa era impensabile.

Post scriptum: la leggendaria 180, norma legislativa che costituisce il principale e storico risultato politico delle lotte anti-psichiatriche italiane, alla quale si deve l'eliminazione dei manicomi e della coazione terapica, è attualmente messa in pericolo, come molti sanno, dai cialtroneschi tentativi di contro-riforma a carattere neo-manicomiale del governo berlusconi. Tali tentativi, forti dell'assenso esplicito (immaginiamo competentissimo) di Silvio Berlusconi, del consenso dei settori psichiatrici più retrivi, nonché della complicità economicamente (molto) interessata delle cliniche private, si inscrivono nel sempre più frenetico e maniacale clima di caccia alle streghe che sta investendo il paese: una ragione in più per sperimentare il nostro trip testuale anarco-psichiatrico...

-->>> Download kit anti-psichiatrico [ITA] (4 .pdf - 25 mb.)
http://www.mediafire.com/?vn1ylydn5mz

Downloads: IL LIBRO NERO DELL’ALTA VELOCITA’ di Ivan Cicconi, presentazione a Muzzana


Arricchiamo la nostra pagina dei downloads e della documentazione con i link ai primi capitoli de “Il libro nero della Tav – Il futuro di tangentopoli diventato storia” di Ivan Cicconi pubblicati in anteprima sul fattoquotidiano.it

“…il libro ricostruisce puntualmente la storia di questa grande opera, le cifre clamorose, le astuzie e i furbi che la punteggiano, i silenzi che la circondano, le scelte tecniche assurde, le bugie consapevoli e inconsapevoli, la clamorosa bugia del finanziamento privato, la truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea…”

I comitati No TAV regionali organizzano la presentazione del libro
a Muzzana del Torgnano
venerdì 21 ottobre 2011
ore 21.00
presso Villa Muciana



Bio di Ivan Cicconi
qualche cenno.
E’ nato a Fermo il 3 maggio 1947. Si è laureato all’ Università degli Studi di Bologna presso la Facoltà di Ingegneria. E’ noto come uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici, avendo nella sua attività ultradecennale fornito anche contributi teorici apprezzati e riconosciuti dagli operatori del settore, in particolare sui sistemi di corruzione e sui meccanismi di penetrazione delle organizzazioni mafiose nel settore dei lavori pubblici.[...]
Attualmente ricopre l’incarico di presidente del Comitato di Sorveglianza della Stazione unica appaltante della Regione Calabria ed è direttore dell’Associazione nazionale ITACA, Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, organo tecnico della Conferenza dei presidenti delle regioni e province autonome. Dal 2010 è consulente della Comunità montana Valdisusa-Valsangone per il progetto TAV/TAC Torino-Lione.

download
http://affinitalibertarie.noblogs.org/downloads/

lunedì 26 dicembre 2011

Cent'anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez


--LIBRO IN PDF
http://digilander.libero.it/ilmondodimacondo/centannidisolitudine.pdf

Don chisciotte - Miguel de cervantes


--LIBRO IN PDF
http://www.booksandbooks.it/downloads/Ebook/Don-Chisciotte-della-Mancia-cervantes-ebook-ita/

sabato 24 dicembre 2011

1984 - George Orwell


-- LIBRO IN PDF
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres6/1984-it.pdf

sabato 17 dicembre 2011

Carlo Gubitosa - Elogio Della Pirateria


Elogio della pirateria e' un saggio di Carlo Gubitosa. L'autore affronta lo spinoso tema della pirateria odierna, diffusa non piu' in campo navale ma in molteplici settori dell'agire umano nei quali si configurerebbe sempre di piu' come pratica sociale o meglio ribellione creativa, come suggerisce il sottotitolo del libro, messa in atto da un numero sempre crescente di individui in reazione a delle regole avvertite come ingiuste.

--SCARICA PDF
http://www.punk4free.org/download/ebooks/Carlo.Gubitosa.-.Elogio.Della.Pirateria.pdf

Carlo Cannella - La Citta' E' Quieta...Ombre Parlano, Una Storia Punk


Carlo Cannella e' un protagonista storico del punk marchigiano.
E qui arrivano per direttissima le prime due specifiche:
- Protagonista storico: per quanto un front man "vecchia guardia" di una storia punk possa esserlo, e per quanto il punk possa effettivamente costituirsi come storia; e poi, ancora,
- Punk marchigiano: sì, ce n'e' stato ed in misura minore ce n'e' ancora.
Anche se suona inaudito.
(Giordano Simoncini)

--SCARICA
http://www.punk4free.org/download/ebooks/Carlo.Cannella.-.La.Citta%27.E%27.Quieta...Ombre.Parlano.pdf

domenica 4 dicembre 2011

Zerocalcare - La Profezia Dell'Armadillo


Zerocalcare - La Profezia Dell'Armadillo

Si chiama profezia dell'armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.

La Profezia Dell'Armadillo e' anche il titolo del primo libro di Zerocalcare e, nonostante prima di leggerlo la mia previsione soggettiva fosse piu' che ottimistica, la delusione ed i rimpianti su questa vera e propria graphic novel non subentran affatto.
L'autore e' noto negli ambienti punk hardcore e d.i.y. per aver collaborato alle copertine di diversi gruppi e flyer di numerose serate, su queste pagine abbiam gia' parlato del suo sito, abbiam rubato diversi suoi schizzi e brevi fumetti (come Happy Antifa Education, Ivo Lo Skinhead Ambiguo, Tricolore Punk ed il seguito Tricolore Skingirl). I piu' informati sanno della sua collaborazione con Corto Circuito per la Antifa!nzine, l'esperienza con l'americana ZudaComics (sponsorizzato dalla DC Comics) grazie al suo fumetto a puntate Safe Insade, la collaborazione con Makkox che lo ha voluto nel suo Canemucco.
Proprio Makkox ha prodotto (o per meglio dire autoprodotto) la prima fatica su lunga distanza del nostro eroe.

Un libro stampato su carta riciclata di 144 pagine in bianco e nero, ben 136 tavole non tutte inedite ma terribilmente autobiografiche, a prima impressione sconnesse l'una dall'altra ma che nel complesso creano una storia divertente quanto triste!
Come un bimbo appena uscito col nuovo giocattolo dal negozio, in preda all'euforia stringo il libro e mi divoro immediatamente la prefazione scitta dal buon Makkox con un piglio divertente e, se il buongiorno si vede dal mattino, non resisto alla tentazione di ingozzarmi immediatamente di qualche tavola che in breve si trasforma in tutto il libro. Durante la lettura le risate son assicurate, non sorrisini o ghigni a bassa voce, vere e proprie grosse e grasse risate quelle che scaturiscono i lacrimoni agli occhi!
Il libro racconta le piccole sfighe quotidiane di un giovane Zerocalcare con un'ironia degna di nota, dalle paranoie adolescenziali all'essere un artista nerd accompagnato dall'amico immaginario Armadillo che, oltremodo, amplifica le incertezze e le illusioni del protagonista spesso con consigli non sempre consoni. Ma il libro in se ha anche una drammaticita' di fondo ovvero' il rapporto tra il protagonista e Camille l'amore scolastico mai espresso, Camille l'amica morta prematuramente ed a cui Zerocalcare rende omaggio in maniera sincera ed indelebile proprio con queste tavole.
Se a fine lettura alle risate si sostituisce questa malinconia, durante lo scorrer delle pagine il tratto artistico dei cartooneschi personaggi e le trovate ironiche non riescon a far trattenere le risate e ne sono un esempio lampante alcuni episodi ("Pattini", Pasti e Il Dio del Giorno Dopo) mentre ci si rispecchia in altri (La Catena Alimentare e Significati).
Insomma dopo anni di gavetta nell'underground il nostro Zerocalcare e' pronto per il grande salto grazie ad un innegabile talento di spessore.
A voi non rimane altro che acquistare il libro, diffondere e sostenere Zc perche' se lo merita davvero.
Joel

.BOOKTRAILER.
Un libro stampato su carta riciclata di 144 pagine in bianco e nero, ben 136 tavole non tutte inedite ma terribilmente autobiografiche, a prima impressione sconnesse l'una dall'altra ma che nel complesso creano una storia divertente quanto triste!
Come un bimbo appena uscito col nuovo giocattolo dal negozio, in preda all'euforia stringo il libro e mi divoro immediatamente la prefazione scitta dal buon Makkox con un piglio divertente e, se il buongiorno si vede dal mattino, non resisto alla tentazione di ingozzarmi immediatamente di qualche tavola che in breve si trasforma in tutto il libro. Durante la lettura le risate son assicurate, non sorrisini o ghigni a bassa voce, vere e proprie grosse e grasse risate quelle che scaturiscono i lacrimoni agli occhi!
Il libro racconta le piccole sfighe quotidiane di un giovane Zerocalcare con un'ironia degna di nota, dalle paranoie adolescenziali all'essere un artista nerd accompagnato dall'amico immaginario Armadillo che, oltremodo, amplifica le incertezze e le illusioni del protagonista spesso con consigli non sempre consoni. Ma il libro in se ha anche una drammaticita' di fondo ovvero' il rapporto tra il protagonista e Camille l'amore scolastico mai espresso, Camille l'amica morta prematuramente ed a cui Zerocalcare rende omaggio in maniera sincera ed indelebile proprio con queste tavole.
Se a fine lettura alle risate si sostituisce questa malinconia, durante lo scorrer delle pagine il tratto artistico dei cartooneschi personaggi e le trovate ironiche non riescon a far trattenere le risate e ne sono un esempio lampante alcuni episodi ("Pattini", Pasti e Il Dio del Giorno Dopo) mentre ci si rispecchia in altri (La Catena Alimentare e Significati).
Insomma dopo anni di gavetta nell'underground il nostro Zerocalcare e' pronto per il grande salto grazie ad un innegabile talento di spessore.
A voi non rimane altro che acquistare il libro, diffondere e sostenere Zc perche' se lo merita davvero.
Joel

.BOOKTRAILER.
Un libro stampato su carta riciclata di 144 pagine in bianco e nero, ben 136 tavole non tutte inedite ma terribilmente autobiografiche, a prima impressione sconnesse l'una dall'altra ma che nel complesso creano una storia divertente quanto triste!
Come un bimbo appena uscito col nuovo giocattolo dal negozio, in preda all'euforia stringo il libro e mi divoro immediatamente la prefazione scitta dal buon Makkox con un piglio divertente e, se il buongiorno si vede dal mattino, non resisto alla tentazione di ingozzarmi immediatamente di qualche tavola che in breve si trasforma in tutto il libro. Durante la lettura le risate son assicurate, non sorrisini o ghigni a bassa voce, vere e proprie grosse e grasse risate quelle che scaturiscono i lacrimoni agli occhi!
Il libro racconta le piccole sfighe quotidiane di un giovane Zerocalcare con un'ironia degna di nota, dalle paranoie adolescenziali all'essere un artista nerd accompagnato dall'amico immaginario Armadillo che, oltremodo, amplifica le incertezze e le illusioni del protagonista spesso con consigli non sempre consoni. Ma il libro in se ha anche una drammaticita' di fondo ovvero' il rapporto tra il protagonista e Camille l'amore scolastico mai espresso, Camille l'amica morta prematuramente ed a cui Zerocalcare rende omaggio in maniera sincera ed indelebile proprio con queste tavole.
Se a fine lettura alle risate si sostituisce questa malinconia, durante lo scorrer delle pagine il tratto artistico dei cartooneschi personaggi e le trovate ironiche non riescon a far trattenere le risate e ne sono un esempio lampante alcuni episodi ("Pattini", Pasti e Il Dio del Giorno Dopo) mentre ci si rispecchia in altri (La Catena Alimentare e Significati).
Insomma dopo anni di gavetta nell'underground il nostro Zerocalcare e' pronto per il grande salto grazie ad un innegabile talento di spessore.
A voi non rimane altro che acquistare il libro, diffondere e sostenere Zc perche' se lo merita davvero.
Joel

.BOOKTRAILER.
http://youtu.be/FvCAEagHcco

.INTERVISTA A ZEROCALCARE.
http://vimeo.com/12167200


PER L'ACQUISTO.
Potete acquistare il libro online direttamente da Makkox o dal sito sito dell'autore.
Prezzo: 12 euro (spese di spedizioni incluse).

.LINKS.
Home Page: http://ink4riot.altervista.org/
Facebook: http://www.facebook.com/pages/ZZeroCalcare/54203027305
YouTube: http://www.youtube.com/user/zerocalcare
E-mail: garagecomix@hotmail.com
Etichetta Makkox:
Home Page: http://makkox.it/
E-mail: canemakkox@gmail.com

giovedì 3 novembre 2011

Helen Fisher - Donne: il primo sesso (1999)


Helen Fisher è l'antropologa statunitense che ha conferito una rigorosa e concettualmente ricchissima base scientifica alle prospettive del femminismo ginecocratico. Il suo ampio libro del 1999, di cui il Kalashnikov Collective Headquarter presenta ai suoi lettori una selezione di capitoli, modula la tematica dell'emergere attuale e futuro della supremazia sociale femminile (nell' ambito scolastico e universitario, sua fucina strategica, in quello professionale e nella vita associata) evidenziandola soprattutto quale portato ultimo dei processi filogenetici di costituzione antropologica dei due sessi nel corso del divenire storico dell'epoca patriarcale.
Ne risulta che l'obsolescenza antropologica del sesso maschile è il risultato, più che di un suo deficit primario, del suo essersi costituito in quanto tale attraverso la propria posizione di predominio, rivelantesi infine produttrice di un assetto antropologico, oltre che socialmente pericoloso, inesorabilmente destinato a soccombere.
Al riguardo va rilevato come il pensiero di Fisher implichi che sia proprio il ristrutturarsi ginecocratico della società ad aprire la prospettiva storica di una riassestamento delle modalità del maschile tale da alterarne e dissolverne progressivamente i tratti antropologici che lo pongono in essere come tale. Certamente l'antropologa statunitense conferma la tesi delle grandi pensatrici anti-maschili secondo cui la superiorità femminile ha in primo luogo basi elementarmente cromosomiche (così nel 1971, in The first sex, Elizabeth Gould Davis, geniale pioniera del lesbo-femminismo ginecocratico :« L'uomo non è che una femmina imperfetta. Genetisti e fisiologi ci insegnano che il cromosoma Y, responsabile della nascita di maschi, non è altro che un cromosoma femminile X deforme o monco.», svelando dunque magistralmente l'inesistenza del sesso maschile, in quanto riducibile a mera variante degenerativa di quello femminile). L'antropologa statunitense pone però l'accento sulle specifiche condizioni storiche in cui la donna si è venuta a trovare nel corso della lunga notte dell'oppressione patriarcale, che ne ha indirettamente plasmato la modalità antropologica nel senso di un'asimmetria vantaggiosa rispetto al proprio oppressore, il quale, proprio in quanto tale ( secondo la basilare legge di tutti i rapporti di sopraffazione sociale), ha sviluppato e fissato tratti antropologici infine perdenti, in particolare nell'odierna, sofisticata società tecnologica. Probabilmente anche in ragione di tale orientamento e della propria tendenza a valorizzare un certo grado di intersezione antropologica tra femminile e maschile a livello individuale e collettivo, Fisher non appare interessata, a differenza della linea teorica che va da Valerie Solanas a Sally Miller Gearhart, fino a Mary Daly, ad una profilassi sociale anti-maschile attraverso un eliminazionismo eugenetico parziale o totale degli uomini e all'auspicio di un'estinzione naturale del precario cromosoma Y (con ovvio riferimento alle previsioni della ricerca genetica più seria, e non influenzata dal ciarpame cristiano di Adamo ed Eva). E proprio una pensatrice quale Mary Daly, che ha magistralmente evidenziato e inverato la strutturale dimensione anti-cristiana e anti-cristica del femminismo, nel 1998 così si esprimeva:«La notizia che gli uomini hanno una deficienza genetica circola già da un po' di tempo. Ma non è stato permesso che si diffondesse. Elizabeth Gould Davis e altre prima di lei hanno affermato che gli organi riproduttivi della donna sono molto più vecchi di quelli dell'uomo, molto più altamente evoluti e che la partenogenesi è stato l'unico mezzo di riproduzione in un mondo tutto femminile. Ashley Montagu ha scritto: “Sembra esserci una cospirazione del silenzio sull'argomento della superiorità delle donne”». Sono parole che confermano la natura di incidente storico del “sesso” maschile, da leggersi in realtà, come puntualizzano linguisticamente le fonti scientifiche della stessa Daly, quale specie maschile (da tutt'altro punto di vista lo ha autorevolmente sottolineato anche William Burroughs), ad evidenziare implicitamente la strutturale insussistenza di qualsivoglia sua specifica congruenza relazionale e sessuale (che l' ideologia eterosessista ha, al contrario, cercato di spacciare per ovvia) con la modalità antropologica integra e originaria che oggi denominiamo femminile. Nel caso di Fisher (la cui teoria della supremazia erotica della donna ne valorizza la tendenzialità bisessuale, più che specificamente il saffismo) è la supremazia sociale femminile e la perimetrazione del maschio nella posizione di secondo sesso a garantire la possibilità di un cambiamento positivo della società: verso un'intelligente degerarchizzazione di essa, orientata alla conversione delle semplicistiche strutture di potere piramidali e competitive in sofisticati gruppi paritari, centrati sulla condivisione delle responsabilità, i quali costituiscono il portato sociale delle superiori doti biologiche e del raffinato pensiero a rete femminile, concetto con cui Fisher traspone in termini cognitivi le storiche teorie sulla differenza etica della donna formulata della psicologa Carol Gilligan.
«Tutto ciò che devono fare [le donne] è essere sé stesse», infine afferma Helen Fisher, traducendo il proprio femminismo in precisa e sfolgorante traiettoria esistenziale: non per promuovere quello sterile ripiegamento identitario che costituisce la base del sessismo, ma al contrario per fare del predominio della femminilità de-patriarcalizzata il vettore inesorabile del definitivo e purificatore oltrepassamento dei generi, dei ruoli e delle identità.

>>> Download Helen Fisher - Donne: il primo sesso in .pdf [ITA] (9 mb.)

http://www.mediafire.com/?4898jow7l7zkww2


http://kalashnikov-collective.blogspot.com/

mercoledì 5 ottobre 2011

Giuseppe Bucalo - Sentire le voci. Guida all'ascolto (1998) e Intervista a John Nash (2003)


[Pep] “Sentire le voci - Guida all'ascolto” è l'ironico titolo del libro in cui il teorico anti-psichiatrico Giuseppe Bucalo ridisegna, inserendosi nell'orizzonte della battaglia contro lo Stato Terapeutico teorizzata da Thomas Szasz, le modalità della militanza antipsichiatrica nella direzione della fondazione di nuove declinazioni della soggettività detta psicotica, tali da operare socialmente quali dispositivi resistenziali nei confronti dei processi di normalizzazione identitaria. Il versante della fenomenologia psicotica su cui Bucalo vuole insediare le nuove formulazioni della soggettività che delinea, e le modalità relazionali atte a porle in essere, è quello dell'allucinazione uditiva, cui l'autore applica l'ottica della propria psichiatria post-terapeutica, in cui la soggettività psicotica si decostituisca da oggetto di procedure terapeutiche per autocostituirsi come soggetto di calibrate procedure autogestionali: dischiudendosi all'orizzonte pienamente politico e creativamente politicizzabile della mediazione tra modalità cognitive psicotiche (e correlati stili di vita) e la struttura sociale, con la sua architettura identitaria normalizzante. Quest'ultima è primariamente garantita da un'accezione comune di realtà tale da costituire il fondamento e l' intrascendibile perimetro delle relazioni sociali, e la cui condizione è il mantenimento di un regime soggettivo collettivamente omologo, la cosiddetta salute mentale.

Il libro di Bucalo, che guarda con molto favore alle tesi sulla mente bicamerale dello psicologo Julian Jaynes, si caratterizza pertanto sia per una rilettura critica della letteratura testimoniale dell'argomento (da “Il mio volo verso la libertà” di Eileen Caddy a “La stanza del silenzio” di Lori Schiller, passando per le testimonianze raccolte da studiosi come Romme ed Escher), sia per la presa in esame di diversi protagonisti del cristianesimo (da Teresa D'Avila fino allo stesso Gesù Cristo, disaminato da Bucalo, e il cui dialogo con Satana nel deserto è, ovviamente, facile da classificare come esempio di schizofrenia da manuale psichiatrico). Questi mistici cristiani sono soggetti le cui vicende personali e le specifiche circostanze sociali hanno portato la loro follia ad essere istituzionalizzata non nel manicomio e nelle sue squalificanti diagnosi di squilibrio psichico, ma nella Chiesa e nelle sue celebrative diagnosi di santità, ponendoli comunque sotto lo scacco di una radicale neutralizzazione e strumentalizzazione politica della loro soggettività deviante. E' pertanto evidente che la produzione seriale di “pazzi” di pertinenza della psichiatria si rivela indispensabile per la produzione seriale di “santi” di pertinenza del cristianesimo (per quanto si proponga come dichiaratamente od oggettivamente concorrenziale rispetto a questa), i quali si modellano e ruolizzano come tali nella necessità di sfuggire alla radicalmente svantaggiosa qualificazione identitaria psichiatrica, scegliendo la via della codificazione in direzione cristiana della propria soggettività ab-norme e del suo conseguente immiserimento parodistico.

L'orizzonte politico promosso da Bucalo rispetto all'esperienza dell'audizione di voci è al contrario quello della formazione, oggi già in atto nel mondo occidentale, di associazioni di auditori i quali elaborino un rapporto non obiettivante e non terapeutico con le proprie modalità sensoriali “psicotiche”, sospendendo la squalificazione psichiatrica di esse e la svalorizzazione aprioristica dei loro contenuti e orientandosi invece verso la loro gestione, inclusiva di una comunicazione e di una mediazione delle proprie esperienze nel più vasto alveo della società: tale modalità aggregativa è virtualmente esiziale sia per la superstizione cristiana che per quella psichiatrica,che trovano la fonte della propria esistenza e il proprio mezzo di sopravvivenza nella follia,e più in generale in qualsivoglia devianza psichica, e in sue specifiche modalità gestionali, rendendosi inattuabili le quali decadrebbero strutturalmente entrambe le superstizioni. E' peraltro una forma aggregativa che si caratterizza per tratti veramente sub-culturali, nel senso della produzione di modalità relazionali, codici valoriali, ma, ancor più radicalmente, orizzonti di realtà non socialmente garantiti. Accludiamo infine al testo di Bucalo la testimonianza di uno dei più noti uditori di voci, il matematico, Nobel per l'economia e studioso della teoria dei giochi, John Nash, di cui presentiamo un'intervista del 2003 (rilasciata a Piergiorgio Odifreddi) che ci rimanda la sua demistificante lettura della follia quale concetto puramente legale e il suo lucido e amaro sguardo critico sulla psichiatria.

>>> Download "Giuseppe Bucalo - Sentire le voci" in formato .pdf [ITA] (39 mb.)
http://www.mediafire.com/?1wpe7e3k1pu2e5k

http://kalashnikov-collective.blogspot.com/

martedì 27 settembre 2011

Ma Mel'ma - "Scagliare una pietra al patriarcato: lettera aperta per capire le femministe" (2010)


Ma Mel'ma - "Scagliare una pietra al patriarcato: lettera aperta per capire le femministe" (2010)
"Conosco bene i pregiudizi nei confronti delle femministe, perché per troppo tempo ne sono stata fautrice anch'io. Mio padre mi disse una volta che le femministe sono tutte delle brutte lesbiche. L'esperienza sembrava confermare..." [dall'introduzione dell'autrice].
[Puj] Queste parole forse potrebbero non essere le migliori per avviare un discorso su femminismo e anarchia. E invece, partendo dalla messa in discussione dei propri pregiudizi si scoprono un sacco di cose e le prospettive cambiano rapidamente...
L'opuscolo di Ma(lva), piccola produzione d.i.y. del giro Villa Occupata di Milano, é eccezionale per chiarezza e ricchezza di spunti. Le tematiche femministe vengono analizzate dal punto di vista di un’anarchica nel rispetto della propria concezione radicalmente anti-autoritaria, estranea all'indole riformista delle aree più moderate del movimento: "Parlare della condizione della donna nella società é come parlare delle condizioni degli animali negli allevamenti [...] Come in ogni movimento, c'é una parte riformista che vorrebbe gabbie più grandi, senza andare però oltre [...] Dall'altro lato però c'é chi brama la libertà assoluta, priva di qualsiasi sbarra, muro, passaporto o filo spinato [...] Mi riferisco a quel femminismo che rivendica la liberazione dall'ideologia sessista, la liberazione dai ruoli di genere impostici, la liberazione dall'omofobia e dalla transfobia".
La proposta anarchica é, come sempre, un ripensamento dell'esistente alla radice, nel segno della propria responsabilità individuale, del proprio vissuto quotidiano e senza delegare a nessuno. Evitando qualsiasi velleità "educativa" (quindi autoritaria e coercitiva), si avvia l'analisi dall'invisibile e sorprendente complessità delle nostre pratiche quotidiane, della nostra modalità abituale di rapportarci all'altro/altra, del nostro linguaggio comune per indagare ciò che di autoritario, e quindi violento, esiste in ciò che facciamo e in ciò che viviamo. In questo metodo pragmatico, che prende le mosse dall'evidenza del vissuto di ciascuno, stanno la forza e la bellezza del pensiero libertario.
Detto questo: "Accettare le critiche anarcofemministe vuol dire fondamentalmente aprire una voragine di rimesse in discussione dei nostri rapporti personali e sociali [...] Vuol dire vergognarsi di certi comportamenti. Vuol dire rinunciare a certi privilegi. L'anarcofemminismo ci porta a guardarci dentro, e a cambiarci".
La lettura di "Scagliare una pietra al patriarcato", per il taglio pratico e la chiarezza di linguaggio del testo, é consigliatissima a tutti e tutte, ma soprattutto a chi si voglia approcciare, per la prima volta, in modo attivo e propositivo, al pensiero anti-sessista, anti-specista, femminista e trasgender. Tutte tematiche queste che, in una società distratta come la nostra, mantengono sempre una forza "sconvolgente"...

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giovedì 1 settembre 2011

[Free books for punx] Jacques Bergier - La Cospirazione Pugwash (articolo, 1967)



In questi giorni il vero incubo della borghesia occidentale è quello della recessione: la catastrofe si declina nel tracollo dell'illusione capitalista di un benessere infinito. Ma questa, cari feticisti dell'apocalisse, è una catastrofe alla moda! Noi continuiamo ad appassionarci alle ben più avvincenti paranoie vintage. Dissotteriamo quindi questo articolo pubblicato nel 1967 sulla rivista francese Planéte: l'isteria nucleare era al suo apice, così come la tensione tra le superpotenze USA-URSS. Il mondo era sull'orlo di una guerra senza ritorno? Certo che sì, annuivano i futurologi più ottimisti. Gli scienziati, per contribuire da par loro all'isterismo collettivo, si cimentavano in avventurosi calcoli su quali potessero essere gli effetti di una bomba atomica di 10 megatoni sganciata sul centro di una grande città, ad esempio Londra: "L'esplosione a due chilomteri sopra Trafalgar Square, annienterebbe Londra. Il centro della città sarebbe ridotto in polvere. Al di sotto si alzerebbe una colonna di fuoco alta due chilometri, larga quaranta. Un uragano si scatenerebbe tutt'intorno. I depositi e le condutture di gas, le stazioni di benzina esploderebbero. L'aria dei rifugi sarebbe verrebbe aspirata e sostituita da ossido di carbonio, mortalmente tossico. In un raggio di ottanta chilometri tutti resterebbero accecati. Un ordigno megatonico devasta approssimativamente 20.000 chilomteri quadrati. Ne occorrerebbero dunque ottocento o mille per distruggere l'Unione Sovietica". La domanda che si ponevano gli scienziati coinvolti, all'epoca della Guerra Fredda, nelle ricerche sull'atomo era: "La scienza sta diventando una minaccia per l'umanità?". Per uscire a testa alta da questo imbarazzante quesito due illustri scienziati degli anni '50 Albert Einstein e Bertrand Russel sottoscrissero un manifesto rivolto ai colleghi: "Ricordatevi della vostra umanità e dimenticate il resto. Se riuscite a farlo, la via di un nuovo paradiso é aperta, se no è la morte universale".
Queste parole furono all'origine di un movimento noto con il nome di Pugwash (dal nome della località nella quale si svolse il primo incontro ufficiale) animato da scienziati promotori del disarmo totale delle nazioni. Questo più o meno quello di cui si parla in questo breve ma roboante articolo, che trasuda paranoia ad ogni virgola. Un must per voi appasionati del catastrofismo old school.

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mercoledì 24 agosto 2011

Helen Fisher - Donne: il primo sesso (1999)


Helen Fisher è l'antropologa statunitense che ha conferito una rigorosa e concettualmente ricchissima base scientifica alle prospettive del femminismo ginecocratico. Il suo ampio libro del 1999, di cui il Kalashnikov Collective Headquarter presenta ai suoi lettori una selezione di capitoli, modula la tematica dell'emergere attuale e futuro della supremazia sociale femminile (nell' ambito scolastico e universitario, sua fucina strategica, in quello professionale e nella vita associata) evidenziandola soprattutto quale portato ultimo dei processi filogenetici di costituzione antropologica dei due sessi nel corso del divenire storico dell'epoca patriarcale.
Ne risulta che l'obsolescenza antropologica del sesso maschile è il risultato, più che di un suo deficit primario, del suo essersi costituito in quanto tale attraverso la propria posizione di predominio, rivelantesi infine produttrice di un assetto antropologico, oltre che socialmente pericoloso, inesorabilmente destinato a soccombere.
Al riguardo va rilevato come il pensiero di Fisher implichi che sia proprio il ristrutturarsi ginecocratico della società ad aprire la prospettiva storica di una riassestamento delle modalità del maschile tale da alterarne e dissolverne progressivamente i tratti antropologici che lo pongono in essere come tale. Certamente l'antropologa statunitense conferma la tesi delle grandi pensatrici anti-maschili secondo cui la superiorità femminile ha in primo luogo basi elementarmente cromosomiche (così nel 1971, in The first sex, Elizabeth Gould Davis, geniale pioniera del lesbo-femminismo ginecocratico :« L'uomo non è che una femmina imperfetta. Genetisti e fisiologi ci insegnano che il cromosoma Y, responsabile della nascita di maschi, non è altro che un cromosoma femminile X deforme o monco.», svelando dunque magistralmente l'inesistenza del sesso maschile, in quanto riducibile a mera variante degenerativa di quello femminile). L'antropologa statunitense pone però l'accento sulle specifiche condizioni storiche in cui la donna si è venuta a trovare nel corso della lunga notte dell'oppressione patriarcale, che ne ha indirettamente plasmato la modalità antropologica nel senso di un'asimmetria vantaggiosa rispetto al proprio oppressore, il quale, proprio in quanto tale ( secondo la basilare legge di tutti i rapporti di sopraffazione sociale), ha sviluppato e fissato tratti antropologici infine perdenti, in particolare nell'odierna, sofisticata società tecnologica. Probabilmente anche in ragione di tale orientamento e della propria tendenza a valorizzare un certo grado di intersezione antropologica tra femminile e maschile a livello individuale e collettivo, Fisher non appare interessata, a differenza della linea teorica che va da Valerie Solanas a Sally Miller Gearhart, fino a Mary Daly, ad una profilassi sociale anti-maschile attraverso un eliminazionismo eugenetico parziale o totale degli uomini e all'auspicio di un'estinzione naturale del precario cromosoma Y (con ovvio riferimento alle previsioni della ricerca genetica più seria, e non influenzata dal ciarpame cristiano di Adamo ed Eva). E proprio una pensatrice quale Mary Daly, che ha magistralmente evidenziato e inverato la strutturale dimensione anti-cristiana e anti-cristica del femminismo, nel 1998 così si esprimeva:«La notizia che gli uomini hanno una deficienza genetica circola già da un po' di tempo. Ma non è stato permesso che si diffondesse. Elizabeth Gould Davis e altre prima di lei hanno affermato che gli organi riproduttivi della donna sono molto più vecchi di quelli dell'uomo, molto più altamente evoluti e che la partenogenesi è stato l'unico mezzo di riproduzione in un mondo tutto femminile. Ashley Montagu ha scritto: “Sembra esserci una cospirazione del silenzio sull'argomento della superiorità delle donne”». Sono parole che confermano la natura di incidente storico del “sesso” maschile, da leggersi in realtà, come puntualizzano linguisticamente le fonti scientifiche della stessa Daly, quale specie maschile (da tutt'altro punto di vista lo ha autorevolmente sottolineato anche William Burroughs), ad evidenziare implicitamente la strutturale insussistenza di qualsivoglia sua specifica congruenza relazionale e sessuale (che l' ideologia eterosessista ha, al contrario, cercato di spacciare per ovvia) con la modalità antropologica integra e originaria che oggi denominiamo femminile. Nel caso di Fisher (la cui teoria della supremazia erotica della donna ne valorizza la tendenzialità bisessuale, più che specificamente il saffismo) è la supremazia sociale femminile e la perimetrazione del maschio nella posizione di secondo sesso a garantire la possibilità di un cambiamento positivo della società: verso un'intelligente degerarchizzazione di essa, orientata alla conversione delle semplicistiche strutture di potere piramidali e competitive in sofisticati gruppi paritari, centrati sulla condivisione delle responsabilità, i quali costituiscono il portato sociale delle superiori doti biologiche e del raffinato pensiero a rete femminile, concetto con cui Fisher traspone in termini cognitivi le storiche teorie sulla differenza etica della donna formulata della psicologa Carol Gilligan.
«Tutto ciò che devono fare [le donne] è essere sé stesse», infine afferma Helen Fisher, traducendo il proprio femminismo in precisa e sfolgorante traiettoria esistenziale: non per promuovere quello sterile ripiegamento identitario che costituisce la base del sessismo, ma al contrario per fare del predominio della femminilità de-patriarcalizzata il vettore inesorabile del definitivo e purificatore oltrepassamento dei generi, dei ruoli e delle identità.

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giovedì 4 agosto 2011

Pierangelo Di Vittorio: una filosofia delle libertà minori.


Il pensiero di Pierangelo Di Vittorio può costituire un ideale e sofisticatissimo sfondo filosofico su cui situare la pratica anti-psichiatrica ed anti-isituzionale, nonché proporsi decisivamente come la fonte di una nuova modalità di politica radicale. Adottando come principale punto di riferimento il pensiero di Franco Basaglia, la riflessione filosofica del quarantacinquenne pensatore barese (autore di libri fondamentali come la monografia “Franco Basaglia”, con Mario Colucci e “Foucault e Basaglia. L'incontro tra genealogie e movimenti di base”) si orienta verso una critica degli odierni riformismi, onde costruire un radicalismo politico, affondante le proprie radici nella storia dei movimenti anti-psichiatrici, che si adatti ad un'epoca che appare ormai compiutamente post-rivoluzionaria.
Elaborando sul tema di quelle che egli definisce libertà minori e della loro insorgenza, Di Vittorio giunge ad individuare in quest'ultima, avviatasi negli anni Sessanta e Settanta con la messa in questione del sapere psichiatrico, del sistema penale e e della sessualità, la chance per aprire una falla nella strategia politica riformista, ovvero innescare un riformismo critico che attacchi senza posa la sfera del diritto lungo il perimetro dei suoi confini. Questi ultimi, preposti a discriminare e separare gli individui quali interni od esterni al diritto valendosi di fondamenti precipuamente extra-giuridici (ad esempio il sapere psichiatrico, orientato a situare i soggetti di sua pertinenza in un regime di diritti differenziato) debbono essere sgretolati mettendoli politicamente in questione attraverso la rivendicazione delle nostre libertà minori, ovvero della nostra quotidiana insocievolezza, della nostra follia, più in generale della nostra renitenza ad inscriverci nella vita regolata della Polis.
L'antologia di saggi che proponiamo, nell'intento di far luce su uno dei pensatori italiani contemporanei più trasgressivi e affascinanti, si apre con la prolusione “Libertà minori: un diritto all'insocievolezza” (2002) in cui Di Vittorio delinea (interpellando gli itinerari speculativi di Immanuel Kant e Michel Foucault, Franco Basaglia e Georges Bataille) una via post-marxiana e post-rivoluzionaria al radicalismo politico, affrontando fra l'altro le inquietanti contraddizioni dell' odierna psichiatria, tanto nei suoi versanti scientifici che in quelli politici. Segue “L'anima oltre le sbarre. La biopolitica dalla segregazione alla comunità terapeutica”(2007) in cui Di Vittorio, muovendo dal concetto di bio-politica (formulato da Michel Foucault negli anni Settanta) esamina l'evoluzione del dispositivo scientifico e giuridico della psichiatria (individuata foucaultianamente quale matrice concettuale ed operativa della modalità novecentesca del razzismo) e mostra in modo allarmante l'altissima pervasività sociale cui ormai è giunto il paradigma di matrice psichiatrica della comunità terapeutica, finalizzato alla neutralizzazione dei conflitti ed all'invisibilizzazione del potere. A completamento del discorso sulla biopolitica proponiamo anche “Biopolitica e psichiatria”(2004), mentre il successivo “La parabola della follia” (2004) è un intervento sul percorso speculativo del grande filosofo francese Michel Foucault, protagonista decisivo dei movimenti anti-psichiatrici, indagato in particolare nella relazione del suo pensiero con la rivoluzione del Sessantotto. Completa la nostra antologia “Testimoniare la follia” (2001), una acutissima riflessione sul nostro rapporto con la follia, nel quadro di un'epoca in cui il movimento anti-psichiatrico ha reso possibile una soggettività allargata oltre gli angusti confini della normalità: essere trasgressivi testimoni contro questi ultimi è il compito etico che il pensiero di Pierangelo Di Vittorio ci addita con disturbante genialità e straordinaria, irriducibile ostinazione intellettuale.

>>> Download Pierangelo Di Vittorio antologia [ITA] in .pdf (5,6 mb.)

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Giuseppe Bucalo - DIzionARIO antipsichiatrico. Esplorazioni e viaggi attraverso la follia (1997)


Giuseppe Bucalo è fra i più spregiudicati pensatori psichiatrici italiani. Il radicalismo della sua elaborazione teorica, orientata a produrre una piena legittimazione culturale della follia, intesa quale vettore e fattore di una rivoluzione che sommuova ed allarghi gli spazi fisici, relazionali e cognitivi, lo ha condotto a propugnare una rivoluzionaria visione antropologica che sancisce l'impraticabilità di ogni discriminazione tra raziocinio e follia sia nella vita psichica che in quella sociale. Questo volume, che il Kalashnikov Collective Headquarter propone ai propri lettori, costituisce un'eccellente introduzione al pensiero di Bucalo: l'autore, affondando le radici del proprio discorso da un lato nelle sue esperienze di operatore psichiatrico in Sicilia e nel conseguente, quotidiano e conturbante, rapporto con la follia, e, dall'altro nei maestri della critica al sapere e alla prassi psichiatriche (da David Cooper a Thomas Szasz, da Ronald Laing ad Aaron Esterson), fa della psichiatria l'oggetto di una polemica che, accanto ad un versante etico-giuridico ne include uno volto ad invalidarne i fondamenti concettuali. Contestualmente ad una decisiva confutazione della segregazione psichiatrica e della coazione terapica in tutte le sue forme, Bucalo conduce quindi un attacco devastante alla psichiatria quale pseudo-scienza (con particolare riferimento polemico alle ramificazioni del positivismo psichiatrico ottocentesco di Wilhelm Griesinger) e ne mette a fuoco l'artefatto scientifico fondamentale (la “malattia mentale”), tanto pericoloso per i diritti individuali quanto perfettamente funzionale all'assetto sociale: in questo modo Giuseppe Bucalo giunge a formulare la propria sconvolgente posizione, secondo cui la psichiatria è incompatibile con la libertà di pensiero. Quest'ultima non può convivere con un sapere quale quello psichiatrico, il quale squalifica come patologiche opinioni e percezioni che invece meriterebbero un radicale rispetto e dovrebbero costituire legittimi oggetti di libera discussione in una società che inveri il pluralismo e tuteli l' impregiudicabile alterità tra i suoi cittadini: è' anche attraverso il coglimento di questa invisibilizzata ed irrisolta contraddizione delle società liberali che Bucalo prende polemicamente le distanze, pur riconoscendone i meriti storici, dai filoni contigui ma meno radicali della critica alla psichiatria, che legge come meramente riformistici, incamminandosi come pochi altri sul sentiero rischioso e sconvolgente di un continuo, impregiudicato scambio con le tabuizzate ed infernali regioni della pazzia.

>>> Download DIzionARIO Antipsichiatrico [ITA] in .pdf (4,96 mb.)

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lunedì 11 luglio 2011

Thomas Szasz “La mia follia mi ha salvato”. La follia e il matrimonio di Virginia Woolf (2006) - Die Irren Offensive. Il testamento psichiatrico.


Thomas Szasz è uno dei massimi maestri del pensiero libertario contemporaneo. Liberale libertario, anti-proibizionista, anti- psichiatrico, assertore del diritto al suicidio (ma contrario alle sue forme medicalizzate, quali eutanasia e suicidio assistito), pioniere della lotta contro lo Stato Terapeutico, Thomas Szasz è noto soprattutto per la sua polemica epistemologica contro l'impianto (pseudo)scientifico della psichiatria.
Nato nel 1920 a Budapest (da cui fuggì per sottrarsi alle perscuzioni anti-semite di Hitler) e docente di psichiatria nel 1956 a New York, già negli anni Cinquanta aveva formulato le prime corrosive critiche alle basi scientifiche e giuridiche della psichiatria, culminate nel 1961 con la prima edizione del classico “Il mito della malattia mentale”, oggetto di vani tentativi censori da parte degli apparati medico-legali: a Szasz va il merito di aver individuato e disaminato con chiarezza il nesso derivativo tra l'odierna società e quelle teocratiche. Secondo Szasz è proprio l'odierno Stato Terapeutico ad aver sostituito quello teocratico: fondandosi su di un'abusiva valorizzazione etica della salute, con la correlata svalorizzazione della malattia, e su di un'obiettivazione del loro valore tale da deprivarlo di leggibilità soggettiva. In tal senso proprio la pratica della psichiatria, denunciata da Szasz come attività pseudo-medica, risulta giocare su trattamenti “sanitari” (tipicamente quelli coattivi, radicalmente delegittimati da Szasz) che si fondano sulla recisa disgiunzione tra la percezione soggettiva di malattia del paziente (generalmente ambigua, assente o nettamente rigettata da quest'ultimo) e la sua sussistenza al puro livello dell'oggettività diagnostica posta in essere nosograficamente e giuridicamente dal potere medico. In tal senso la psichiatria rivela il cruciale scopo di evidenziare la malattia come disvalore rilevabile al livello della piena oggettività, sottraendola alla valutabilità e gestibilità soggettiva individuale: esercitando la medesima funzione che nelle società cristiane era assegnata all'Inquisizione, nel suo rapporto con la stregoneria e il satanismo quali disvalori di evidenza oggettiva, come dimostra la modalità stessa delle prassi di indagine inquisitoriali (dall'accusa di stregoneria per sentito dire, all'unilaterale fraintendimento semantico e concettuale delle confessioni, fino alla ricerca del “marchio di Satana” sul corpo della strega: tutte strategie superstiziose passate, camuffandosi, alla psichiatria).
Il volume di Thomas Szasz di cui il Kalashnikov Collective Headquarter presenta alcuni capitoli, è la rilettura della vicenda di Virginia Woolf, scrittrice e pensatrice femminista riconosciuta dal marito e poi diagnosticata “malata di mente”. Szasz mostra come la presunta “malattia mentale” sia in realtà un fatto sociale, da intendersi come assegnazione e assunzione attoriale di un determinato ruolo: in particolare nel caso di Virginia Woolf è il ruolo di genio folle ad esserle stato attribuito, permettendole (anche) di utilizzarlo a proprio vantaggio. E' proprio la disamina critica della mitologia psichiatrica della genialità folle, costituita da due termini ( genio e follia) ugualmente insussistenti e mistificatori, nel presentarsi ingannevolmente come descrizioni, essendo in realtà arbitrarie valutazioni (e ingiunzioni) morali (apologetiche nel caso del genio e denigratorie nel caso della follia). Di qui la ribaltabilità e l'intersecabilità di un termine nell'altro: è proprio a questo livello che Szasz può agevolmente smascherare la radice (non esattamente scientifica!) di questa mitologia psichiatrica, che di fatto pericolosamente suggerisce che la sofferenza, quanto più possibile acuta, sia condizione necessaria per accedere alla creatività. Tale radice è la figura di Gesù Cristo, con la sua corona di spine e la sua implacabile logica autolesionistica (recentemente riportata al plauso delle platee internazionali dal film di Mel Gibson) a dimostrazione del fatto che la psichiatria è riducibile a null'altro che un nuovo ( e, forse, disgraziatamente non ultimo) cristianesimo. Al riguardo ci piace, in conclusione, citare le ironiche parole di Thomas Szasz: «Chi è devoto in senso religioso non dubita che esistano i miracoli e i santi: si chiede soltanto se di un certo evento insolito o di una certa persona insolita si possa dire che si tratta di un miracolo o di un santo. Succede oggi la stessa cosa con chi è devoto in senso psichiatrico: non dubita che esistano le malattie mentali e le persone folli, si chiede soltanto se una certa persona insolita possa considerarsi un caso di malattia mentale o una persona malata di mente. La persona psichiatricamente illuminata sa che esiste la condizione medica chiamata “follia”, così come la persona religiosamente illuminata sa che esiste la condizione spirituale chiamata “santità”.»
Segnaliamo che la nostra selezione (oltre a contenere il primo capitolo del volume e l'appendice seconda su genio e follia, corredati dalla prefazione di Szasz e dall'introduzione della filosofa del linguaggio Susan Petrilli) include un modello commentato del testamento psichiatrico (da N. Manicardi, Italiani da slegare, Koinè Edizioni), messo a punto dal gruppo antipsichiatrico tedesco Die Irren Offensive, ispirandosi ad un'idea dello stesso Szasz: uno strumento di autodifesa legale nei confronti degli interventi psichiatrici coattivi, che può contrastare il totalitarismo terapeutico della psichiatria.

>>> Download Thomas Szasz - "La mia follia mi ha salvato" + ... [ITA] in .pdf (36 mb.)

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venerdì 1 luglio 2011

Thomas Szasz “La mia follia mi ha salvato”. La follia e il matrimonio di Virginia Woolf (2006) - Die Irren Offensive. Il testamento psichiatrico


Thomas Szasz “La mia follia mi ha salvato”. La follia e il matrimonio di Virginia Woolf (2006) - Die Irren Offensive. Il testamento psichiatrico.

Thomas Szasz è uno dei massimi maestri del pensiero libertario contemporaneo. Liberale libertario, anti-proibizionista, anti- psichiatrico, assertore del diritto al suicidio (ma contrario alle sue forme medicalizzate, quali eutanasia e suicidio assistito), pioniere della lotta contro lo Stato Terapeutico, Thomas Szasz è noto soprattutto per la sua polemica epistemologica contro l'impianto (pseudo)scientifico della psichiatria.
Nato nel 1920 a Budapest (da cui fuggì per sottrarsi alle perscuzioni anti-semite di Hitler) e docente di psichiatria nel 1956 a New York, già negli anni Cinquanta aveva formulato le prime corrosive critiche alle basi scientifiche e giuridiche della psichiatria, culminate nel 1961 con la prima edizione del classico “Il mito della malattia mentale”, oggetto di vani tentativi censori da parte degli apparati medico-legali: a Szasz va il merito di aver individuato e disaminato con chiarezza il nesso derivativo tra l'odierna società e quelle teocratiche. Secondo Szasz è proprio l'odierno Stato Terapeutico ad aver sostituito quello teocratico: fondandosi su di un'abusiva valorizzazione etica della salute, con la correlata svalorizzazione della malattia, e su di un'obiettivazione del loro valore tale da deprivarlo di leggibilità soggettiva. In tal senso proprio la pratica della psichiatria, denunciata da Szasz come attività pseudo-medica, risulta giocare su trattamenti “sanitari” (tipicamente quelli coattivi, radicalmente delegittimati da Szasz) che si fondano sulla recisa disgiunzione tra la percezione soggettiva di malattia del paziente (generalmente ambigua, assente o nettamente rigettata da quest'ultimo) e la sua sussistenza al puro livello dell'oggettività diagnostica posta in essere nosograficamente e giuridicamente dal potere medico. In tal senso la psichiatria rivela il cruciale scopo di evidenziare la malattia come disvalore rilevabile al livello della piena oggettività, sottraendola alla valutabilità e gestibilità soggettiva individuale: esercitando la medesima funzione che nelle società cristiane era assegnata all'Inquisizione, nel suo rapporto con la stregoneria e il satanismo quali disvalori di evidenza oggettiva, come dimostra la modalità stessa delle prassi di indagine inquisitoriali (dall'accusa di stregoneria per sentito dire, all'unilaterale fraintendimento semantico e concettuale delle confessioni, fino alla ricerca del “marchio di Satana” sul corpo della strega: tutte strategie superstiziose passate, camuffandosi, alla psichiatria).
Il volume di Thomas Szasz di cui il Kalashnikov Collective Headquarter presenta alcuni capitoli, è la rilettura della vicenda di Virginia Woolf, scrittrice e pensatrice femminista riconosciuta dal marito e poi diagnosticata “malata di mente”. Szasz mostra come la presunta “malattia mentale” sia in realtà un fatto sociale, da intendersi come assegnazione e assunzione attoriale di un determinato ruolo: in particolare nel caso di Virginia Woolf è il ruolo di genio folle ad esserle stato attribuito, permettendole (anche) di utilizzarlo a proprio vantaggio. E' proprio la disamina critica della mitologia psichiatrica della genialità folle, costituita da due termini ( genio e follia) ugualmente insussistenti e mistificatori, nel presentarsi ingannevolmente come descrizioni, essendo in realtà arbitrarie valutazioni (e ingiunzioni) morali (apologetiche nel caso del genio e denigratorie nel caso della follia). Di qui la ribaltabilità e l'intersecabilità di un termine nell'altro: è proprio a questo livello che Szasz può agevolmente smascherare la radice (non esattamente scientifica!) di questa mitologia psichiatrica, che di fatto pericolosamente suggerisce che la sofferenza, quanto più possibile acuta, sia condizione necessaria per accedere alla creatività. Tale radice è la figura di Gesù Cristo, con la sua corona di spine e la sua implacabile logica autolesionistica (recentemente riportata al plauso delle platee internazionali dal film di Mel Gibson) a dimostrazione del fatto che la psichiatria è riducibile a null'altro che un nuovo ( e, forse, disgraziatamente non ultimo) cristianesimo. Al riguardo ci piace, in conclusione, citare le ironiche parole di Thomas Szasz: «Chi è devoto in senso religioso non dubita che esistano i miracoli e i santi: si chiede soltanto se di un certo evento insolito o di una certa persona insolita si possa dire che si tratta di un miracolo o di un santo. Succede oggi la stessa cosa con chi è devoto in senso psichiatrico: non dubita che esistano le malattie mentali e le persone folli, si chiede soltanto se una certa persona insolita possa considerarsi un caso di malattia mentale o una persona malata di mente. La persona psichiatricamente illuminata sa che esiste la condizione medica chiamata “follia”, così come la persona religiosamente illuminata sa che esiste la condizione spirituale chiamata “santità”.»
Segnaliamo che la nostra selezione (oltre a contenere il primo capitolo del volume e l'appendice seconda su genio e follia, corredati dalla prefazione di Szasz e dall'introduzione della filosofa del linguaggio Susan Petrilli) include un modello commentato del testamento psichiatrico (da N. Manicardi, Italiani da slegare, Koinè Edizioni), messo a punto dal gruppo antipsichiatrico tedesco Die Irren Offensive, ispirandosi ad un'idea dello stesso Szasz: uno strumento di autodifesa legale nei confronti degli interventi psichiatrici coattivi, che può contrastare il totalitarismo terapeutico della psichiatria.

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